COMMENTO AL VANGELO MT 13, 44-52 XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Un campo. Un uomo, precisamente un agricoltore, che sta lavorando nella vigna del suo padrone. È un tipo inquieto, uno che non trova pace perché ancora in cerca di un cuore cui appartenere. Eppure, ha fatto di tutto; a ogni colpo di zappa pensa a tutte le strade tentate per guadagnarsi la felicità: soldi, lavori, piaceri, che solo per un istante ti fanno credere di avere accesso al paradiso, e poi… più niente. Vuoto, noia, e la sensazione che la vita stia scorrendo così in fretta, che presto anche lui sarà solo un’ombra dimenticata… ma è possibile che quella promessa di pienezza che da sempre sente nel cuore sia destinata a rimanere disattesa? Il rumore sordo del colpo del piccone su quello che, a primo avviso, sembra un masso incastrato nel terreno, lo risveglia improvvisamente dal turbinio dei suoi pensieri… si deve mettere a scavare a mani nude. Lui ancora non lo sa, ma la sua vita sta per cambiare direzione, per sempre.

Una strada trafficata, carica di profumi, colori e voci che sovrapponendosi intessono la melodia della vita piena, bella, che sorprende. Un mercante: non uno dei soliti, no. È curioso come mercante perché non compra per rivendere a un prezzo maggiorato, lui compra per custodire. Da sempre è un cercatore di perle preziose e, per un uomo dallo sguardo esperto come il suo, è ormai semplice distinguerle da quelle comuni. È vero, spesso sono nascoste, ma il mercante non si lascia scoraggiare, il tempo è una sua creatura e ne ha in abbondanza, per questo si mette lui, per primo, a cercare. Sa che cosa vuole trovare, la sua scoperta non sarà un caso, lui sa che sta cercando te, e – assumendosi il rischio – venderà ogni cosa, lascerà perfino la sua stessa vita, pur di poterti fare spazio nel suo cuore, una volta che ti avrà trovato. Perché per lui, sei tu la perla preziosa. Ti lascerai trovare? Ti lascerai stupire dalla scoperta di stare talmente comodo sul cuore di Cristo da non sentire più il bisogno di cercare altrove la vita? L’agricoltore sta ancora scavando. Lui non sa di essere quella perla. Spera la felicità, e scava nella terra, rompendo la crosta della sua dura realtà per andare sotto la superficie perché – pensa – non è possibile, non è proprio possibile che la vita sia così poco. “Sperare è scavare¹” e proprio perché non smette, scavando, di cercare, ecco: Dio, finalmente, accade. Il tesoro è immenso, l’incontro travolgente. Il mercante, pazzo di gioia, raccoglie la perla tra le sue mani esclamando: “Finalmente, dopo tutto questo cercare, ti ho trovato!” e l’agricoltore? Abbraccia attonito l’inaspettato Tesoro, di un valore inestimabile, l’unico capace di ridare vita alla sua vita, regalandole un nuovo orizzonte e con esso una direzione decisiva. Infatti questo tesoro, che ha il gusto della vita di Dio, impone subito una scelta: o lui, oppure tutto ciò che hai accumulato, le sicurezze, i progetti, i beni a cui hai attaccato il cuore… devi decidere!

“Decidere viene dal latino «tagliare», un tagliare fecondo che, vincolando il desiderio, lo libera dalla paura e dalla dispersione, che alla lunga lo spengono. Decidere è potare il desiderio e permettere alla sua linfa di concentrarsi nelle gemme migliori per dar frutto. Una vigna non potata, dopo aver prodotto un raccolto ricchissimo, diventa sterile. Così anche la tua vita si spegne se non è incanalata dagli argini della scelta² ”. E Dio lo sa; per questo, con Lui si deve decidere. Ma come scegliere?

L’agricoltore non ci pensa un istante: la gioia per il dono di una nuova esistenza così ricca di senso e con una destinazione sicura: la vita eterna, è talmente traboccante che nasconde alla meglio il tesoro e corre a perdifiato dal padrone per vendergli i beni più preziosi, i traguardi personali, le proprie idee, opinioni, giudizi, tutto… tutto è tuo, Signore. In cambio, dissetami ti prego alla sorgente di quella vita che zampilla e canta tutta di gioia, e di gioia mi vuole inondare perché io, come una vite matura e feconda, porti molto frutto. Ecco, l’agricoltore sceglie, o meglio è la gioia che gli nasce dal cuore a condurlo senza alcun pentimento alla sua scelta. Il desiderio più profondo spinge da dentro, e racconta di un destino che vuole trasformarsi finalmente in destinazione. Richiede il coraggio della vera libertà e della generosità capace di regalare a piene mani perché sa di aver ricevuto già tutto il necessario. L’agricoltore invita tutti alla festa della vita ritrovata e compiuta, dove si beve il vino della sua vendemmia. Invita anche te, sconosciuto giunto qui per caso, pellegrino di passaggio questa sera, amico venuto per condividere l’amicizia e la preghiera con le tue sorelle. Ti invita a riconoscerti perla preziosa custodita tra le mani di Dio e a non nascondere il tuo tesoro, ma ad aprirlo e a condividere con chi ti sta accanto la gioia di sentirsi a casa in questa vita e tra le braccia del Padre per la vita che verrà, per cantare, insieme a s. Agostino, “Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace³ ”. Quella pace che finalmente fa riposare il mio cuore sul Tuo. Tu, mio Dio, che sei diventato il mio unico Tesoro.

(1) Papa Leone XIV, Udienza Giubilare, 06.09.25

(2) cfr. Alessandro D’Avenia, Letti da rifare. Il peso dei desideri, 02.07.18

(3) S. Agostino, Confessioni, X, 27, 38