BRICIOLE DI BONTÀ Vespri d’estate – Commento al Vangelo Domenica 19 luglio 2026
COMMENTO AL VANGELO MT 13, 24-43 XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Il contadino di questa parabola fa un ottimo lavoro, seminando del seme che il Vangelo specifica essere buono. Ma quando tutti dormono, il nemico semina la zizzania. Cos’è questa zizzania? È una pianta graminacea che infesta i campi di cereali, ma finché è piccola è identica al frumento. Non è facile distinguere le due specie mentre crescono insieme e questo rende difficile estirpare la zizzania senza danneggiare il raccolto.
“Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò” (Mt 13,25)
Tutti dormono. Il sonno fa parte della vita, di un ordine posto dallo stesso Dio quando crea il giorno e la notte. Il nemico ha agito durante la notte, ma non è negligenza, non c’è una parola di rimprovero del padrone verso i suoi lavoratori, non era stato loro chiesto di vegliare. Infatti in un altro passo del Vangelo ci è anche ricordato che il seme cresce, sia che il contadino vegli sia che dorma. Così anche il male è insito nella realtà e non deve spaventarci, fa parte della storia, della vita, una vita fragile, insicura, incompiuta. Ci scontriamo quindi con questa verità con cui si scontrano anche i servi della nostra parabola: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose il padrone (Mt 13, 28). Noi, come loro, vorremmo sradicare il male, controllare tutto, avere delle garanzie, vorremmo che tutto fosse perfetto e che quindi il male, in tutte le sue sfaccettature, non ci fosse; quello che vediamo attorno a noi e quello che vediamo nel nostro cuore. Nel mondo c’è tanta discordia, corruzione, ci sono guerre e ingiustizie… E noi ci riconosciamo spesso infestati dai nostri peccati, dai nostri vizi e dalle nostre fragilità.
Eppure come il padrone non è spaventato né dà segni di preoccupazione per la zizzania, così anche noi non dobbiamo spaventarci davanti al male che sembra avere il sopravvento. “Il male non prevarrà” (1), ci ricordava Papa Leone il giorno della sua elezione.
Così possiamo imparare da Dio che aspetta e intanto guarda compiaciuto il grano che cresce. Sempre Papa Leone ci dice che “Per non scoraggiarsi serve uno sguardo animato dallo spirito della fede, che aiuti a leggere la realtà in modo più profondo rispetto a ciò che appare a prima vista, e a non scivolare in un atteggiamento negativo, pessimista, incapace di generare vita nuova. Lo sguardo che ci è richiesto – e che lo Spirito Santo ci dona – è invece quello di Gesù. In mezzo alle difficoltà e alle incomprensioni, Egli vede la mano provvidente del Padre nei gigli dei campi, negli uccelli del cielo (cfrMt6,28-29), nutre la speranza nel piccolo seme che cresce (cfr Mc 4,30-33) e invita ad alzare i nostri occhi e guardare i campi che già biondeggiano per la mietitura (cfr Gv 4,35).”(2)
Ci fermiamo troppo spesso a vedere il male, e non ci accorgiamo del tanto bene che delicatamente, senza chiasso, cresce.
Non servono imprese grandiose. Gesù ci parla di un granello di senape, di una misura di lievito, tutte cose piccole… ma che potenza! Scoraggiati, spesso pensiamo che sia inutile quello che facciamo e facendo così non permettiamo al buon seme di crescere in noi. Questo Vangelo ci dona invece fiducia: fiducia in noi stessi e in quella potenza che lo Spirito Santo ci ha donato con il nostro Battesimo. Ogni piccolo atto che compiamo durante la giornata, vissuto da figli di Dio, contribuisce a far crescere il grano nel campo. Quando non lo crediamo vero, siamo dalla parte del nemico che semina incredulità, sospetto e scoraggiamento.
La buona notizia oggi è che possiamo fermare il nostro sguardo non sulla zizzania, ma sul bene che c’è in noi e attorno a noi, e continuare a costruire il Regno di Dio, finché un giorno saremo riposti nei granai. Il campo è pieno di spighe e come dice Agostino: “Tutti saranno accolti nei granai del cielo, tutti troveranno rifugio nella pace eterna. Con i frutti di ognuno viene confezionato quel gran pane celeste, ed ogni operaio che abbia lavorato rettamente nella vigna del Signore se ne sazierà abbondantemente; e intanto, con la predicazione del Vangelo, si diffonde la gloria di un così grande seminatore e irrigatore e autore della crescita stessa (Cf. 1 Cor 3, 6).”(3)
(1) Benedizione “Urbi et orbi” e primo saluto del Santo Padre Leone XIV dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro, Giovedì, 8 maggio 2025.
(2) Omelia del Santo Padre Leone XIV, celebrazione della parola e venerazione delle reliquie di S. Agostino, 21 giugno 2026.
(3) S. Agostino, serm. 216,3.